Il nuovo strumento antipirateria ha fatto il suo esordio. Quello della 23sima giornata del Campionato di Serie A, giocatosi fra il 2 e il 5 febbraio, è stato anche il primo turno di attività del Piracy Shield, la piattaforma sviluppata da Sp Tech per Lega Serie A, e da questa poi donata ad Agcom, studiata per contrastare la diffusione illecita delle partite di calcio.

Il sistema prevede che durante lo svolgimento dell’evento, il titolare dei diritti possa accedere alla piattaforma e segnalare i servizi che lo stanno trasmettendo in maniera illecita. Ricevuta automaticamente la segnalazione, gli Internet Service Provider procedono nel giro di 30 minuti all’oscuramento del sito pirata. I risultati di questo primo turno di attività sono stati incoraggianti: 65 DNS e 8 indirizzi IP sono stati bloccati, con tanto di cartello rivolto allo spettatore in cui veniva comunicato che “L’accesso al presente sito, che diffondeva illecitamente contenuti protetti dal diritto d’autore, è stato disabilitato in esecuzione di un provvedimento dell’Autorità”.Aldilà dei numeri, ancora piuttosto esigui di fronte alle dimensioni del problema pirateria, l’esordio del Piracy Shield va salutato come un segnale forte della volontà condivisa di mettere un freno a un fenomeno che danneggia tutti, broadcaster, produttori, società di calcio, autori e mercato dell’audiovisivo, a solo vantaggio della criminalità organizzata. Fenomeno che, sottraendo risorse e portando a una riduzione degli investimenti, colpisce indirettamente anche gli utenti finali.

Trattandosi di un processo complesso che coinvolge attori diversi, ci sono sicuramente ampi margini di miglioramento, sia dal punto di vista dei protocolli adottati che da quello dell’efficacia delle misure messe in atto. Intanto però, per la prima volta tutta l’industry si è fatta sistema per un obbiettivo comune, insieme al legislatore che ha scritto le norme e al regolatore che le ha codificate in un procedimento strutturato. Non va mai dimenticato poi che, anche se la tecnologia in questo caso ha giocato un ruolo chiave, non è la tecnologia l’unico elemento su cui lavorare nel contrasto alla pirateria: non meno importante è l’aspetto culturale, su cui ancora molto rimane da fare.

 

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